Allucinazione metropolitana

Il sole che penetra tra le imposte gli trafigge gli occhi costringendolo a svegliarsi tredici minuti prima che l’allarme della sveglia tentasse di trapanargli il cervello. Andrea si siede sul letto: anche oggi è vivo. Conta i suoi passi silenziosi – non può svegliare Diana e Azzurra, stanno ancora dormendo – mentre si dirige in cucina: undici. Apre l’armadietto sopra al fornello e forse per un attimo è davvero felice perché inaspettatamente ci sono ancora i biscotti nonostante fosse convinto di averli finiti. Dieci minuti di doccia e poi di corsa verso il lavoro ché sono le 6:45 ed è già tardi.
Da lontano scorge la serranda del bar già alzata e spera non sia stato il proprietario a farlo perché significherebbe che inquinerà i suoi sensi già di primo mattino. Appena mette piede nel bar, Andrea nota nell’ordine: la faccia afflitta di Nadia, l’orrendo Ivano Namemi e l’assenza di espressione sul volto di Diego. Merda.
Ivano Namemi è il proprietario di una catena cittadina con 7 punti vendita la cui mancanza di personalità è supplita da una gran quantità di retorica sull’uomo fattosi da sé. Sì, perché Ivano è figlio di un pover’uomo e di una povera donna e questa è con tutta probabilità una delle cose peggiori che potessero capitare a Andrea.
L’imprenditore proprio in virtù, dice lui, della consapevolezza delle sue radici sostiene di tenere a rimanere coi piedi per terra e perciò ogni mattina si reca in uno dei suoi sette locali per spendere la giornata lavorandovi. Namemi forse è davvero convinto di lavorare, forse gli piace narrare la sua persona così, ma fatto sta che, cascasse il mondo, Andrea è convinto di non averlo mai visto adoperarsi, eccezion fatta per qualche caffè, quelli glieli deve riconoscere.
Ivano passa le giornate a ronzare attorno ai suoi dipendenti, costretti a lavorare con questa orticante presenza che tenta, possiamo dire quasi senza interruzione, di spiegare loro come applicarsi meglio in un lavoro che lui non ha mai fatto, a provare a urtare “per sbaglio” il culo di Nadia o delle altre bariste e a provare a seminar zizzania tra i suoi stipendiati quando ad esempio non ha voglia di pagare loro la tredicesima.
Andrea trattiene il sospiro per evitare che Namemi lo interpreti come un appiglio per fargli un discorso motivazionale, sposta l’interruttore del suo cervello su “off” e inizia a lavorare.
Il giorno seguente Andrea spegne la sveglia delle 6, si obbliga ad alzarsi e in quindici minuti è in strada, diretto verso casa di suo nonno, vecchio carabiniere in pensione, vedovo, di cui ha le chiavi perché sia mai che stia male mentre è solo e per soccorrerlo bisogna sfondare la porta. Apre la porta, sguscia in casa, apre il cassetto del mobile marroncino a fianco alla porta, prende la pistola di suo nonno e torna sul marciapiede.
Alle 7:10 Andrea è nel locale di Via Glicine e spara a Ivano.

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Lavorare stanca! [video completo]

Approfittiamo del magnifico momento in cui molte/i di noi si trovano (il ritorno a lavoro dopo qualche giorno di vacanza, grande fatalità depressivo-distruttiva) per proporre il video completo proiettato durante la serata contro il lavoro salariato e la sua retorica “Lavorare Stanca!

Noi individuiamo nella disciplina del lavoro salariato uno dei bastioni dell’ideologia liberale che ci incatena: non è vita quella che si spende aspettando la fine del turno, il fine settimana, le vacanze, la pensione.
Il posto di lavoro è anche il luogo dove noi, che non abbiamo altro da vendere che non il nostro tempo e la nostra forza lavoro, subiamo più pesantemente la pervasività del capitalismo ed i suoi capisaldi: lo sfruttamento, l’alienazione, i rapporti di potere che ci annichiliscono come esseri umani.

Battersi contro il capitalismo vuol dire anche battersi contro il lavoro. Già in tante e tanti gli resistiamo, lo rifiutiamo più o meno ideologicamente: bisogna continuare a lottare e farlo insieme per essere più forti e per realizzare un mondo in cui la quotidianità non sia scandita dal suono di una sveglia.

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Lavorare stanca!

Serata contro il lavoro salariato e la sua retorica

Sabato 16 dicembre dalle 19 al Circolo Berneri, Bologna

– Cena benefit vegana di autofinanziamento per compagne/i inguaiate/i dallo Stato!
– Musica, proiezioni e dibattito aperto a tutti/e (escluso chi: “io anche se non ne avessi bisogno lavorerei comunque, sai che noia sennò!” ed altri crumiri)

Partecipa all’evento: https://www.facebook.com/events/1989547207932356/

 

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Slealtà e Reazione

Dal Ku Klux Klun alle ONLUS

Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2017

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Ultimi aggiornamenti

24 novembre 2017

  • Sistemata la paginazione del documento in PDF

19 novembre 2017

  • Aggiornato il documento in PDF

5 novembre 2017

2 novembre 2017

Non sono d’accordo con te ma morirei perché tu possa esprimere la tua opinione.

Questo adagio tanto comune fra l’opinione pubblica (ed erroneamente addebitato a Voltaire) ha fatto sì che negli anni fiorissero senza alcuna difesa gruppi che possono permettersi ogni sorta di atrocità.

Lealtà e Azione, che sale saltuariamente alle cronache per lo sdegno ipocrita di amministratori comunali e feccia simile, è una di queste: bianca fuori, ma più nera di una foiba (ambiente naturale dei suoi militanti) dentro.

HAMMERSKINS

La nascita della tragedia

Alla fine degli anni 80 il Ku Klux Klan, organizzazione terroristica americana dedita a propagandare il suprematismo razziale e a compiere aggressioni e omicidi contro le persone di colore, decide di rinnovarsi: negli anni del dopo-punk dei WASP incappucciati non hanno più presa sui giovani, e vengono ormai scavalcati a destra da una generazione di yuppies e brokers che senza il loro folklore attua la segregazione razziale in salsa capitalista.

Prendendo spunto dai camerati europei decidono di infiltrarsi nel movimento skinhead- movimento che vale la pena precisare nasce negli anni 60 fra i giovani inglesi amanti della musica nera ska e bluebeat- creando una nuova organizzazione che promuova concerti di white power rock.

È il 1988 quando si formano ufficialmente gli Hammerkins, organizzazione di promozione culturale neonazista composta da boneheads particolarmente violenti.

Ben presto gli hammers, riconoscibili per i due martelli incrociati di pinkfloydiana memoria tattuati sul corpo o cuciti sul bomber, si espandono anche in Europa diventando l’elite dei boneheads, degli skinheads nazisti: i più violenti e i più radicali nelle loro idee.

Nel 1992 a Milano due ragazzi, uscendo dal centro sociale Leoncavallo, vengono aggrediti da un hammer armato di martello: Norberto Scordo, futuro leader degli hammerskin milanesi oltreché futuro cantante di un noto gruppo di “rock identitario”, i Malnatt (da non confondersi con la band black metal di brave persone di Bologna).

Nascita di Lealtà e Azione

Giovani di brutte speranze

Negli anni 2000 la presenza degli hammerskin in lombardia si infoltisce e, a Milano, è una sequela di aggressioni sempre più violente. Qui una cronologia non esaustiva.

  • 2 Febbraio 2001: I tre giovani hammerskin Stefano Del Miglio, Giacomo Pedrazzoli e Vito Schirone offendono una studentessa di colore della scuola Monteverdi Colorni, apostrofandola come «sporca negra»
  • 16 maggio 2001: Del Miglio, Schirone e Pedrazzoli, inseguono, brandendo coltelli e bastoni, due frequentatori del centro sociale Il Cantiere.
  • 11 aprile 2004: 4 compagni e una compagna vengono aggrediti da una dozzina di bonehead davanti ad un locale sui Navigli, il Mayflower Pub, a due passi dal centro sociale Orso e dal Cox18. I fascisti avanzano ma i/le compagn*, anche se in evidente inferiorità numerica, li affrontano. Quando i fascisti si avvicinano estraggono, tutti, i coltelli. A quel punto i compagni tentano la fuga ma uno viene preso, picchiato e accoltellato nell’interno coscia, ad un centimetro dall’arteria femorale.
  • 7 agosto 2004: un folto gruppo di teste rasate, 20-25 almeno, con magliette nere inneggianti al White Power, armato di coltelli, taglierini, spranghe di ferro e cinture borchiate, si materializza all’improvviso tra via Ascanio Sforza e via Conchetta, a poche decine di metri dal centro sociale Cox18, ferendo gravemente un ragazzo di 31 anni e altri cinque all’addome, alle braccia e alla schiena. I nazisti identificati saranno i soliti Del Miglio, Schirone e Pedrazzoli (condannati a 4 anni e 8 mesi per lesioni e tentato omicidio) e altri ragazzi e ragazze del circuito hammerskins. Il 27 settembre 2007 la Corte d’Appello riduce per tutti le pene derubricando il reato di tentato omicidio.
  • 15 agosto 2004: vengono tratti in arresto Vito Schirone, Andrea Mura e Del Miglio verso le 5.30 del mattino dagli agenti di una volante, mentre tentano di forzare il portone di ingresso del centro sociale Vittoria, in via Muratori, con un piede di porco, un grosso tronchese e una torcia.
  • 19 luglio 2008: Un gruppo di punx anarchici/anarchiche, stanchi/e delle continue provocazioni squadriste effettuate dai nazisti in zona ticinese, reagiscono contro un paio di hammer, che si danno subito alla fuga.
    Pochi minuti dopo i nazi tornano con un folto gruppo di camerati e parte uno scontro fatto di cinghiate e lanci di bottiglie.
    Un giovane anarchico verrà ricoverato in ospedale per ferite con armi da taglio, 9 persone fra punx e boneheads verranno arrestate.
    Fra i nazi arrestati c’è il sempiterno Norberto Scordo.

Intanto, in questi anni, i nazi hanno creato delle vere e proprie basi dove propagandare la loro merda e divertirsi fra concerti RAC e serate hawaiane (sic!).

Il luogo di riferimento più importante in Lombardia è la Skinhouse, in via Alfieri a Bollate (MI), fondata nel 2008 dalla sedicente “associazione sociale” Milano 38 (Lealtà e Azione come sigla non era era ancora formata) cui fa capo Stefano Del Miglio, e diventa ben presto un ritrovo per tutti i Boneheads del Nord Italia.

Intanto a Milano nel 2007 Alessandro Todisco, ex leader degli Hammer italiani e protagonista insieme a Scordo dell’aggressione del 92 ai militanti del Leoncavallo, tenta di porre le basi per il suo sogno: Cuore Nero, un luogo dove tutte le sigle dell’estrema destra si incontrino e si confrontino.

La prima sede, in viale Certosa a Milano, viene bruciata nel 2007, ancor prima dell’apertura ufficiale e la seconda, in via Pareto, non gode di grande fortuna a causa dell’avvicinamento di Todisco a CasaPound che gli aliena molte amicizie.

Il primo decennio del 2000 si chiude con la galassia dell’estrema destra estremamente frazionata e non è un caso che parlando degli Hammer ci siamo riferiti solo alla zona del milanese, perché tutta l’Italia fascista è divisa fra gruppuscoli che mantengono l’egemonia su varie zone (Veneto Fronte Skinhead in Veneto, Casapound in Lazio, la gente vicino alla band Legittima Offesa a Bologna, Forza Nuova un po’ dappertutto).

Dopo il 2010 qualcosa cambia: prendendo spunto dall’esperienza di CasaPound che, pur non lesinando aggressioni e violenze, si pone come associazione sociale e culturale, tanti camerati decidono di fare lo stesso.

Gli hammerskin creano quindi l’associazione Lealtà e Azione, che viene così presentata nel sito ufficiale:

“Lealtà Azione è una libera associazione di promozione culturale e sociale che vuole costituire una comunità etica, al tempo stesso politica, spirituale ed intellettuale, unendo uomini e donne in una comunione di intenti, d’ideali e d’azione, che agiscono volontariamente nella società con spirito Militante, ovvero con fede, senso del sacrificio, disciplina e senza ricercare utili materiali o profitti personali, perché animati da una concezione etica della vita che si riassume nel rispetto dei Valori tradizionali, nel senso dell’onore e nel rifiuto del compromesso sistematico”.

L’obiettivo di base è palese: propagandare la loro dottrina e cercare nuovi affiliati tramite vari progetti culturali.

Una prima sede viene inaugurata in viale Brianza 20, Milano, nel 2010, e l’anno successivo nasce la sede di Monza, in via Dante 5.

Urge però aprire una parentesi per capire come un gruppo, peraltro non molto nutrito, riesca ad avere i fondi necessari per aprire due posti (mantenendo la Skinhouse) quasi in centro di due importanti città.

Hammer e mafia

Money changes everything

La prima sede, denominata “Avamposto” apre nel 2010 a Milano in viale Brianza in uno stabile di proprietà Aler, assegnata con un contratto d’affitto di favore, senza bando pubblico, a Norberto Scordo.

L’inaugurazione si tiene il 4 novembre con un omaggio al criminale nazista Leon Degrelle.

A favorire Lealtà azione ci pensa Marco Osnato, genero di Romano La Russa, candidato a Milano per il Pdl nel 2011, ovviamente sostenuto da Lealtà azione, direttore gestionale dell’Aler. Per la cronaca Marco Osnato verrà poi condannato per turbativa d’asta negli appalti Aler.

Si trasferiscono poi in due sedi distaccate: uno è l’Avamposto in via General Govone, l’altro è il vecchio “Cuore Nero” in via Pareto.

Quest’ultimo stabile è di proprietà della Milasl srl del calabrese Michelangelo Tibaldi che la controlla attraverso la Brick. Un risiko societario riassunto in una nota della Banca d’Italia del 2013 per alcune operazioni sospette. Il documento è messo agli atti dell’indagine calabrese sull’ex tesoriere della Lega nord Francesco Belsito. Il nome di Tibaldi, pur non iscritto nel registro degli indagati, compare in un’indagine della Procura di Reggio Calabria. Si tratta del primo tempo sulle infiltrazioni mafiose nella municipalizzata Multiservizi. Tra i soci privati compare la stessa Brick di Tibaldi. L’organigramma è riassunto nel report della commissione d’accesso che porterà allo scioglimento del comune di Reggio. Secondo i commissari “Tibaldi favoriva il mafioso Santo Crucitti attraverso l’intermediazione di Dominique Suraci“. L’affermazione si fonda sugli atti dell’inchiesta Sistema che nel 2007 fotografa l’ingresso della ‘ndrangheta nella Multiservizi. Obiettivo dei boss: ottenere una convenzione tra la municipalizzata e la Finreggio, società riconducibile allo stesso Crucitti. Il piano si compie grazie alla mediazione dell’ex consigliere comunale Suraci che “sfrutta l’appoggio di Michelangelo Tibaldi socio privato della società mista”. A suo tempo peraltro la società era guidata da Lino Guaglianone che nel 2007 ha ceduto le quote a Tibaldi, anche se ne è rimasto amministratore unico fino al marzo 2010. A Guaglianone, ex tesoriere del gruppo fascista eversivo NAR, succede Giorgio Laurendi, funzionario dell’Agenzia delle entrate licenziato per corruzione e alla guida del circolo di Alleanza Nazionale “Protagonismo sociale”.

Insomma malgrado non ci siano le prove provato di una vera e propria complicità fra Hammer e mafia, bisogna dire che questi “rivoluzionari” fra faccendieri e speculatori più o meno legati alle cosche si circondano proprio di belle persone!

Tanto per gradire, qualche altra aggressione

  • 3 dicembre 2012: due Hammer accoltellano al torace un compagno legato alla SHARP di Milano. Lealtà e azione se ne dissocia e dice che quei due ragazzi “non avevano niente a che fare con l’associazione”. Viene appurato però che sono assidui frequentatori della Skinhouse e dell’avamposto in viale Brianza che viene attaccato durante il corteo di solidarietà al compagno ferito.
  • 22 febbraio 2016: una squadraccia entra nella Statale di Milano per punire i compagni e le compagne ree di aver contestato un gruppo di camerati del gruppo Alpha, emanazione di L&A nelle università.
    Non trovando gli/le antifascist*, se la prendono con un ragazzo con i dreadlock.

Le ramificazioni di L&A

Fanno i nazisti con voci diverse

Lealtà e azione decide di muoversi su più livelli, da una parte mantendo la loro immagine di picchiatori fascisti, dall’altra, con la connivenza di locali e istituzioni, di darsi una serie di immagini più “rispettabili” e soprattutto inclusive, tramite associazioni e ONLUS direttamente collegate a loro.

Qui di seguito la lista completa:

BRAN.CO ONLUS :”Associazione solidarista di promozione sociale senza fini di lucro, che opera per l’aiuto e il sostegno, morale o materiale di quanti ne condividono gli ideali, i valori, i principi etici e lo stile di vita.”

Questa ONLUS, famosa per le raccolte di fondi nei mercati rionali, distribuisce cibo e viveri di prima necessità per persone in difficoltà rigorosamente “italiane” (progetto “CooXazione“).

Sotto questo specchietto per le allodole si muove però una neanche troppo sottile propaganda anti-abortista e omofoba, con la promozione di convegni atti a contrastare la fantomatica “ideologia gender”;

 

MEMENTO: stando alle parole del sito di L&A, sarebbe una “Associazione di volontariato impegnata nella tutela, promozione, valorizzazione e salvaguardia del patrimonio monumentale, storico e ideale rappresentato dai Sacrari, dai cimiteri militari, dai monumenti e dai musei che raccolgono i corpi, i cimeli, i ricordi e i simboli di quanti si combatterono per l’Onore dell’Italia”.

Curano quindi le tombe del Campo Dieci al Cimitero Maggiore di Milano (dove il 25 aprile di quest’anno si sono radunati in 350 facendo il saluto romano) e del Campo 62 del cimitero di Monza, che disseminano di gagliardetti tricolori, perché “Memento non dimentica il sacrificio degli Eroi”.

Gli “eroi” sono i gerarchi fascisti e i repubblichini di Salò;

 

GRUPPO ALPHA: il fronte universitario di L&A.

Promuovono convegni che vanno da Dante Alighieri al nazional-bolscevico Alexandr Dugin (strizzando così l’occhio ai più trendy fratelli rossobruni) fino all’onnipresente Julius Evola, così da pescare in quella zona grigia dove universitari apolitici si avvicinano alle tematiche della Tradizione;

 

LUPI DELLE VETTE: le immancabili passeggiate in montagna, l'”in su la vetta!” di evoliana memoria per allontanarsi dalla metropoli consumistica e fortificare la volontà.

Ci piacerebbe sapere, al di là di queste escursioni, quale critica sia mai stata prodotta da dei fascisti- al di là del “ritorno al bosco” (comodo, una volta al mese, la domenica possibilmente..) -al modello di sviluppo industriale capitalista e alla conseguente iper-urbanizzazione dei territori;

 

I LUPI DANNO LA ZAMPA: una delle associazioni più ingannevoli di tutte.

Dicono che il loro impegno principale sia “di ripartire dagli antichi vincoli tradizionali di conoscenza e rispetto della natura, per poter combattere quella ‘nevrosi di massa’ che induce l’uomo moderno, prigioniero del delirio materialista e progressista, a devastare l’ambiente e ad auto-distruggersi.”

Nei fatti promuovono delle iniziative a prima vista carine come corsi nelle scuole per l’infanzia per far approcciare correttamente bambini e bambine con i cani, oppure raccogliere materiale quale antiparassitari, cibo e coperte per cani e gatti in canili e comunità.

Non può sfuggire però all’osservatore attento il secondo piano ideologico, quello del “blut und boden“, sangue e suolo, per cui la difesa della natura si accompagna alla volontà di preservare la razza ariana.

A dispetto di questo, come sopra, ci chiediamo come si possa coniugare la difesa del territorio e di tutti gli esseri viventi (che siano di etnia caucasica, cisgender e anticomunisti, ca va sans dire) senza portare una reale critica ai modelli di produzione presenti;

UNA VOCE NEL SILENZIO: si occupa dei cristiani perseguitati nel mondo, raccogliendo beni di prima necessità solo e unicamente per loro.

Ad esempio fu molto famoso il banchetto che istituirono a Camposanto, in provincia di Modena, davanti alla Chiesa e con il benestare del parroco.

Queste attività di beneficienza, che non possono essere condannate in quanto tali, sono in realtà in linea con lo spirito segregazionista di L&A: aiutare solo gli esponenti di una e una sola fede perpetra quella terribile menzogna che in medio-oriente e in Africa i continui eccidi siano causati solo su base religiosa, creando quella distanza fra “noi” e “loro”, quando all’interno coesistono contraddizioni ben più complesse in cui entrano a gamba tesa gli interessi che il capitale ha su quei territori.

Ma il capitale, si sa, i fascisti non lo vogliono contrastare realmente;

WOLF OF THE RING: associazione che si occupa di combattimento, tramite allenamenti  prevalentemente di Thai Boxe, corsi di autodifesa e incontri.

Sacrificio, rispetto e dedizione sono le parole d’ordine del gruppo ed è abbastanza normale in contesti del genere un’attitudine simile, se non fosse che oltre a qualche sprovveduto pronto a farsi fare il lavaggio del cervello l’associazione sia frequentata da gente che ha sulle spalle molteplici aggressioni e tentati omicidi.

Interessante notare come i loro eventi siano patrocinati da ACSI, LEONE e altri brand istituzionalizzati o perlomeno famosi così da dare una legittimità ulteriore e de-politicizzare tutto il discorso;

Infine citiamo brevemente UN CALCIO ALLA PEDOFILIA/LA CARAMELLA BUONA, che promuove incontri di calcetto i cui fondi vanno ai minori vittime di violenza sessuale e ADES, che dedica tavoli alle vittime delle foibe e agli esuli istriani.

Possiamo notare come Lealtà e Azione agisca su due livelli: uno assolutamente prepolitico, con associazioni che possono destare un interesse in chiunque, a prescindere dal credo politico, e portarlo a guardare con simpatia alle loro attività; un altro invece porta avanti un discorso di propaganda esplicitamente nazista, solo che celata.

Da un certo punto di vista sono riusciti a emulare i vecchi nazional-socialisti, che sono arrivati al potere costruendo in dieci anni una cultura di stampo identitario e non (sempre) esplicitamente razzista, molto meglio dei loro camerati: perchè sembrare degli stupidi Boneheads come il Veneto Fronte Skinheads o dei politicanti come Casapound o Forza Nuova quando ci si può radicare sul territorio spacciandosi per volenterosi attivisti?

La cosa buffa è che loro fanno la stessa cosa che imputano alle ONG, nascondere dei fini prettamente politici sotto una coltre di solidarismo ma, come sappiamo, la coerenza non è mai stata materia per fascisti.

Lealtà e azione entra in politica

Essi vivono

Alle elezioni amministrative di Milano del giugno 2016 il candidato della Lega Nord di zona 8 è un giovane simpaticone di 24 anni.
Camerati, tutti pronti per il grande passo, conquistare il Reichstag!

Si chiama Stefano Pavesi, ed è un militante di Lealtà e Azione.

Le polemiche non tardano ad arrivare e addirittura il candidato sindaco del centro-destra, Parisi, si dissocia ipocritamente dalla scelta della Lega, partito che lo sostiene.

A riprova di quanto la politica istituzionale non riesca ad annusare le volontà storiche del popolo (e, se lo facesse, avrebbe sentito un chiaro tanfo di fascismo), Parisi perde, ma Pavesi stravince diventando il consigliere di zona 8.

In un anno il ragazzo diventa memorabile grazie ad alcune sue esternazioni, tipo quella sulla strage delle Fosse Ardeatine come “naturale conseguenza del vile attentato partigiano” (azione del 22 marzo 1944 dei GAP contro un commando di tedeschi NdA) che si commenta da sola, e al partecipare con indomito coraggio alle proteste contro la decisione del comune di stipare alcun* migranti nella caserma Montello.

Milano ha sempre avuto fascisti nella sua amministrazione, basta ricordare De Corato, ma ora ha un nazista che a quanto pare reputa più importante la vita di 33 militari nazisti che quella di 335 italiani, fra cui anche civili.

Un anno dopo si tengono le elezioni amministrative a Monza, dove vince il candidato del Centro-Destra Dario Allevi.

Già fan della pagina Facebook di L&A, il neo-sindaco nomina come assessore dello sport il “lealista” dichiarato Andrea Arbizzoni.

Soprannominato “il senatore” della curva ultrà del Monza, un tempo capogruppo di An in consiglio e già assessore allo Sport nella giunta del sindaco leghista Marco Marian, come il suo camerata Pavesi si affretta a dichiarare “Non sono nazista, sono un patriota” (sic).

Intanto Stefano Del Miglio esulta: “Possiamo l’impossibile, quando LA scende in campo lascia il segno“.

Intanto a fine giugno 2017 nel Milanese il gruppo di fasci celebra la “Festa del sole“, con sport, comizi e musica.

A presentare la richiesta per il raduno estivo -mascherata da addio al celibato- ai vari Comuni (che gran parte gliela rifiuteranno) c’è Simone Simonetti, già arrestato insieme a Norberto Scordo e Davide Cancelli per lo scontro con i punx al Ticinese.

Il cerchio si chiude, come dicevano i Sex Pistols “Nessuno è innocente“: in una Lombardia sempre più xenofoba i neonazisti non sono più uno sparuto gruppo di tagliagole Boneheads, ma una vera propria realtà sociale e istituzionale.

Un pericolo incredibile per chiunque si batta contro razzismo, sessismo e omofobia.

 

Lealtà e Azione oltre la Lombardia

La metastasi si espande

  • FIRENZE: Tutto comincia nel 2008, con la fondazione dell’associazione “La Fenice”, vicina a Forza Nuova. Dopo la fallita apertura di una libreria e quella di una sede elettorale in via della Scala, da cui nel 2009 partiranno due aggressioni ai danni di alcuni ragazzi antifascisti, la relazione fra i camerati fiorentini e quelli milanesi si farà sempre più stretta, tanto che il già citato Giacomo Pedrazzoli festeggierà l’uscita dal carcere proprio a “La Fenice”.
    Questa alleanza partorirà un susseguirsi di iniziative parallele a quelle lombarde, con qualche variazione sul tema (“In Kart contro la pedofilia” anzichè “Un calcio alla pedofilia“), molte delle quali patrocinate dal Comune di Firenze.
    Per ulteriori dettagli invitiamo a consultare l’ottimo dossier su Lealtà Azione a Firenze redatto da Firenze Antifascista.

 

“Lealtà e Azione è attivo nel bolognese con un ristretto numero di militanti su cui si appoggia per lavorare nella Bassa, per fare “volontariato” in zona Murri con le solite “raccolte di alimenti per famiglie italiane» promossa dall’associazione CooXazione, e ha una forte attrattiva fra i tifosi della Fortitudo agendo nel gruppo degli Unici. Un membro dei Legittima offesa è infatti attivo nella tifoseria della Fortitudo e ha messo su un programma radio (con streaming) a Radio Punto assieme a gente di Lealtà e Azione.”

Effettivamente Bologna si sta riempiendo sempre di più di croci celtiche sui muri, e si è scoperto spesso (ma sempre troppo tardi) dei banchetti di raccolta fondi per l’acquisto di generi alimentari di Cooxazione.

Per consultare i movimenti di L&A e altri gruppi di estrema destra in Emilia Romagna consigliamo il dossier di Emilia Antifascista.

 

  • GENOVA: Un pugno di anni fa Giacomo Traverso, fuoriuscito da Forza Nuova e frequentatore della curva nord dell’inter, fonda l’associazione “La Superba”, i cui militanti autodefinitisi sovranisti non lesinano sull’immaginario boneheads fratto di 88 e croci celtiche, alternandolo a presunte iniziative culturali e solidali.
    Ben presto “La Superba” si federa a “Lealtà e Azione”, partecipando alla già citata “Festa del Sole” e sostenendo a Genova le ONLUS-feticcio “Bran.Co” e “Memento”.
    È notizia recente che a ottobre 2017 verrà inaugurata una sede, di proprietà della Fondazione Assarotti dei Padri Scolopi (preti e fascisti, un amore che non muore mai) in via Serra 1H.
    Per informazioni più esaustive consigliamo il dossier redatto da Genova Antifascista.

 

  • PALERMO: nel 2014 nasce a Palermo l’associazione culturale identitaria “Azione Talos”.
    Sotto questo nome, abbastanza appropriato stavolta (Talos nella mitologia greca era un automa costruito per proteggere l’isola di Creta dai nemici. Un burattino costruito da una società severamente divisa per classi, quindi), si cela l’ennesimo gruppo di matrice neofascista.
    Oltre all’appendere striscioni contro lo Ius Soli e promuovere iniziative insieme a “Noi con Salvini” contro la zona a traffico limitato, segnaliamo che sono associati al progetto cooXazione di “Bran.co onlus” con la raccolta alimentare per italiani in difficoltà
    Azione Talos nella sua sede ha anche un negozio di libri e CD “non conformi”  iperbole per dire “neofascisti” – chiamato “AVAMPOSTO CASTRVM”

Lealtà Azione e Casapound

Today your love tomorrow the world

Il 29 aprile 2017, alla consueta commemorazione per i caduti della RSI al Cimitero Maggiore di Milano, si presentano almeno un migliaio di militanti, molti di più rispetto agli anni passati.

Non è Lealtà Azione che ha ingrossato le sue file, ma è l’inizio ufficiale di un asse fra l’organizzazione neonazista e i “fascisti del terzo millennio” di Casapound.

Questa relazione convolerà simbolicamente a nozze qualche mese dopo, con l’annuncio della pubblicazione in formato cartaceo della testata sovranista “Il Primato Nazionale”, da anni voce ufficiale di Casapound.

Riportiamo qui le considerazioni in merito a questo dell’“Osservatorio democratico sulle nuove destre”:

All’appuntamento delle elezioni politiche Casa Pound e Lealtà azione si stanno preparando investendo risorse e attivando la propria galassia di gruppi e associazioni collaterali, uno dei tratti caratterizzanti in assoluto le modalità aggregative del neofascismo di questi anni. (…) E mentre Casa Pound apre attività commerciali nel circuito della ristorazione (le Osterie da Angelino, tra Milano, Roma e non solo, addirittura anche all’estero), e si è impegnata nel campo della moda (sponsorizzando il marchio Pivert), Lealtà azione, attraverso alcune sue figure, è a sua volta presente nella ristorazione (in particolare in Brianza), ha aperto negozi (di abbigliamento a Milano), e ha recentemente acquisito un Bar dalle parti di Niguarda. Soldi e investimenti con l’intento di affermarsi sul piano nazionale. A questo scopo Lealtà azione ha dato vita a una sorta di “federazione”, gemellandosi con diverse altre realtà presenti sul territorio italiano, ricordiamo tra le altre, quelle torinesi (Legio subalpina), genovesi (La Superba), vicentine (Rudis), friulane (Comunità militante Helm), romane (Foro 753), pugliesi (Progetto Enclave) e calabresi (Identità tradizionale).

 

“TEAR THE FASCIST DOWN”

Diviene necessario prendere atto del grado di maturazione raggiunto da gruppi dello scenario neofascista prima sempre parsi poco presentabili. Se fino a 10 anni fa il cuore di Lealtà e Azione pulsava in una cloaca sottoculturale di bonehead picchiatori da stadio, adesso l’intelligenza tattica di questo gruppo gli ha sicuramente permesso di fare un salto di qualità nella proposta di intervento sul territorio.
Non ci si può più permettere di commettere l’errore di accademici e intellettuali di sinistra di considerare i fascisti come degli stolti che fanno presa giusto su altri stolti.
Lealtà e Azione (ma non solo) negli ultimi anni ha saputo adattare e diversificare la propria azione politica, riuscendo a penetrare e a trovare agibilità in ambiti della “società civile” in cui non era prima mai riuscita a far presa, ambiti talvolta in precedenza direttamente di competenza della “sinistra”.
Sottovalutare un nemico che ha dimostrato intelligenza pragmatica e strategica non solo è grave, ma può dimostrarsi fatale rispetto alla nostra possibilità di agire fisicamente nelle strade e nei quartieri.

 

Indirizzario non esaustivo delle sedi di L.A. e dei loro collaborazionisti

  • Avamposto: via Giuseppe Govone 35, Milano
  • Sede L.A.: via Vilfredo Pareto 16, Milano
  • Valinor: via Dante 3, Monza
  • VALLVM: via Milite Ignoto 8, Lodi
  • Astrea: via Damiano Chiesa 19, Abbiategrasso
  • Il Rifugio: via Mario Pagano 12, Firenze
  • La Superba: via Serra 1H, Genova
  • Terra dei Padri: via Nicolò Biondo 297, Modena
  • AZIONE TALOS/AVAMPOSTO CASTRVM: via Vincenzo Li Muli 110, Palermo.

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How to Antifa

Piccolo compendio dell’azione antifascista

Ri-pubblichiamo la traduzione del testo redatto dai/dalle compagn* di Manchester, originariamente pubblicato sulla loro pagina Facebook e in italiano su Staffetta.
Ringraziamo i/le compa della frazione banane antifasciste per la traduzione e per averci fornito il documento stampabile.

Scarica il PDF qui: How to Antifa – Piccolo compendio dell’azione antifascista (print)

Una breve panoramica di punti da considerare prima di organizzare e partecipare ad attività antifasciste che ci è stata presentata:

  • Prima di tutto, decidete cos’è realmente la vostra organizzazione, in modo esplicito. Cosa cercate di raggiungere esattamente? Cos’è possibile fare nella vostra area, utilizzando le persone disponibili e le loro abilità? Termini vaghi come “contestare” e “opporsi” devono essere scartati: la vostra discussione interna dev’essere esplicita – che cosa puntate di fare esattamente? Ed è questo il miglior uso delle persone e delle loro capacità disponibili?
  • Se volete impegnarvi nelle azioni militanti, oltre ad avere bisogno di persone capaci, avrete bisogno di operare discretamente e in modo anonimo – niente mail, niente indirizzi, niente prendersi il merito, niente che attiri l’attenzione su di sé, preferibilmente nemmeno un nome – in breve, non in un gruppo con un profilo pubblico. Questo approccio di per sé, va sottolineato, porterà a una mancanza nella capacità di reclutamento, di raccogliere fondi e avere una voce nella sfera politica più ampia.
  • I gruppi pubblici possono servire ad aggregare o radunare grandi numeri che possono essere utili per bloccare e occupare, mostrare un’opposizione collettiva, lavorare nelle comunità sociali, raccogliere e condividere informazioni, organizzare viaggi, per collegarsi con altri gruppi e per reclutare.
  • Le popolazione – cioè le persone qualunque – non dovrebbero essere portate in situazioni di confronto fisico, poiché ciò porterebbe ad arresti e ferimenti inutili ed è spesso controproducente. Una seconda Battaglia di Cable Street non è dietro l’angolo.
  • Gli antifascisti dovrebbero ingaggiare la controparte fascista solo quando è opportuno – quando il momento, la situazione e le capacità personali sono adeguate. Numerosi gruppi disorganizzati e dispersi che gironzolano offrono opportunità alle controparti. Togliersi dalle strade e raggrupparsi è parte integrante dell’azione. Non ci sono medaglie per chi crede a chance irrealistiche e regala alle controparti una facile vittoria, con tutta la propaganda e l’incoraggiamento per loro che si accompagnano a quei casi.
  • Un gruppo pubblico deve organizzare solo eventi e chiamate che è sicuro di poter difendere. Eventi comunitari/d’unità/antirazzisti adatti a tutti e tutte sono assolutamente validi, ma non sono e non dovrebbero essere etichettati come “antifascisti”. Gli organizzatori di ogni evento politico sono in ultimo responsabili della sicurezza delle persone partecipanti ad esso.
  • Un gruppo antifascista è uno strumento da usare quando è appropriato. Non può essere il sostituto per attività politico-organizzative propositive. Non dev’essere limitato da agende politiche restrittive o settarie.
  • Non c’è un approccio organizzativo buono per tutte le occasioni. Ogni situazione a seconda di dove essa sia, di quanto preavviso si ha, delle informazioni a disposizione, della quantità e il tipo di persone disponibili e della natura delle controparti; deve essere presa in considerazione.
  • La tendenza generale corrente di operare in un’area grigia fra l’azione diretta militante e la protesta di massa non è replicabile in molti altri luoghi, specialmente dove la popolazione non scende in strada. È controproducente e non tiene conto della varietà di situazioni con cui ci confrontiamo.
  • Le interminabili mischie con la polizia e i tentativi di rompere le sue linee sono una perdita di tempo e portano ad arresti e ferite inutili. Se un presidio fisso fascista è già in corso, circondato dalla polizia, non lo si fermerà. Bloccare una strada per fermare una marcia è un’altra questione.
  • Definire ogni cosa vagamente di destra o anche solo semplicemente patriottica come fascista è estremamente controproducente e facilita i fascisti nel metterci in cattiva luce e fare reclutamento. A chiunque sia così fuori contatto con la classe lavoratrice all’infuori delle proprie cerchie di ultra-sinistra non dovrebbe essere consentito di influenzare l’antifascismo.
  • Quando i fascisti dirottano valide preoccupazioni pubbliche in merito ad attacchi terroristici e pedofilia non possiamo permetterci di venir dipinti come “coloro che difendono i terroristi/pedofili/etc.”. Né possiamo permettergli di autodefinirsi come la sola voce della classe lavoratrice. Se i fascisti sono costretti a nascondersi dietro tali problemi devono essere contrastati in merito ad essi e gli antifascisti devono agire intelligentemente piuttosto che cadere nelle trappole propagandistiche. Come minimo, in queste situazioni, dovrebbero essere dispiegati striscioni e volantini appropriati.
  • Tutte le critiche devono essere mantenute interne e non diffuse sui social per non fornire informazioni e propaganda incoraggiante alle controparti.
  • Vestitevi adeguatamente – essere in grado di mischiarsi in modo anonimo con la popolazione locale è imperativo.

Traduzione e adattamento a cura della frazione banane antifasciste

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TI RICORDI?

Del politico, del personale, degli Hüsker Dü

WHAT’S GOING ON

Settembre 2006, 16 anni, l’inizio della terza liceo, dove un cumulo di ragazzini e ragazzine provenienti dall’alta borghesia cittadina, belli, perfetti e spietati come solo chi è privilegiato sa essere, non perdono un’occasione per ricordarti i tuoi chili di troppo, il tuo vestire sciatto, i tuoi capelli lunghi.
La tua unica passione sono i libri e la musica e un pomeriggio ti ritrovi in una libreria a leggere una monografia sulla musica punk-hardcore.
Ti colpisce una foto di tre uomini che guardano nella camera come se fossero stupiti di quell’attenzione su di loro: il primo ha i baffi a manubrio, il secondo è un giovane cicciottello con i capelli lunghi, il terzo ha la camicia di flanella tesa su un’evidente pancetta.
Sono gli Hüsker Dü e il libro dice che sono uno dei complessi più importanti nella storia del punk.
Qualche giorno dopo, nella biblioteca del quartiere popolare dove vivi trovi un disco di questi “Hüsker Dü”: Zen Arcade.
È la storia di un adolescente che se ne va di casa, una storia tutto sommato normale, fatta di incomunicabilità, sbattimenti amorosi, tensioni ribellistiche…
È stato scritto e composto nel 1984 da tre giovani uomini del Minnesota, ma sembra parlare di te e delle persone che hai attorno.
E la musica? Un’irrompere di possibilità nelle canzoni, dall’hardcore furibondo e velocissimo a muri di chitarre distorte, dalla psichedelia a una sensibilità melodica quasi pop.
Il disco non lo restituirai mai più alla biblioteca.

CELEBRATED SUMMER

Settembre 2013, 23 anni, corteo antifascista in una città dove vivi.
La polizia è davanti a voi, dietro loro ci sono i fascisti a sventolare le loro bandierine tricolori e a intonare i loro slogan di odio.
Vi incordonate, bardati, e cominciate a gridare contro di loro, cominciano a venire gettati dei petardi verso la polizia, i fuochi d’artificio illuminano l’oscurità di una sera che si fa sempre più calda, malgrado l’autunno…
Gli sbirri vi caricano, arretrate, ti fermi a raccogliere due bottiglie e le lanci contro di loro, poi arretri insieme agli/alle altr*.
Finito il corteo torni a casa, sentendo che è cambiato qualcosa, che quel passamontagna che hai indossato, quelle bottiglie che hai tirato, quelle poche ore di lotta sono state uno spartiacque nella tua vita: finalmente un po’ di possibile, stavi soffocando…
Ti rimbomba una canzone nella testa, “Celebrated Summer”, che parla della fine della giovinezza come della fine di un’estate che non tornerà mai più nello stesso modo.
La canzone è contenuta in un disco che avevi rubato un paio di anni prima. Il titolo di esso è “New Day Rising” e mai come prima credi che dopotutto ogni cosa abbia senso.

THESE IMPORTANT YEARS

Settembre 2016.
Sono passati solo tre anni da quel giorno, però sembra sia passato tantissimo. Lotte, delusioni, compagn* in carcere…
In una piccola assemblea discutete delle questioni relazionali, di come superare la sovrastruttura della monogamia e il ricatto del possesso.
Durante la discussione ti chiama una compagna, ma non vuole parlare di politica: è triste perché sente il tempo sfuggirle dalle mani, e i ricordi a volte sono troppo pesanti per scacciare la malinconia.
Sai cosa dirle, ma non sai come fare per non risultare stucchevole, quindi le mandi una canzone: “These Important Years”.
Il fatto è che il tempo, cari e care compagn*, non esiste per davvero, la vita è qui ed ora, e ogni anno che viviamo possiamo farne il più importante della nostra vita, e se anche può sembrare stucchevole e freakettone, dirlo rimane sempre meglio del grigiore che lo stato di cose presenti ci offre, con il rimpianto del passato e il terrore del futuro.

TURN ON THE NEWS

Settembre 2017.
Ti svegli con uno sgradevole sapore di gin scadente in bocca, ospite a casa di tua madre che passa il tempo a chiedersi perché un quasi trentenne cresciuto in un sicuro nido borghese si ostini a preferire concerti e cortei a un lavoro stabile.
I ricordi sfocati del concerto fastcore della sera precedente si dissolvono nell’aprire facebook e leggere una notizia che ti riempie di malinconia.
Grant Hart, quel ragazzone coi capelli lunghi che avevi visto in foto tanti anni prima, il batterista, cantante e fondatore degli Hüsker Dü e dei Nova Mob, era morto quella mattina di cancro.
E quella mattina in quella città che hanno dimenticato di bombardare cominci a fare una cosa che non ti capita da tempo: cominci a ricordare.
Ricordare un gruppo che ti ha accompagnato, insieme a tanti e tante, per anni, e che ci ha insegnato che un obeso omosessuale, un pacioccone in camicia di flanella e un tizio con i baffi stupidi avevano molto più da dire di tanti e tante vincenti, che non c’è bisogno di essere dei machi pieni di rancore per essere punk, che parlare della propria interiorità può essere uno specchio verso i mondi che si vivono e che essi si possono veramente ribaltare, se ci si prova davvero.

Sapete cosa vuol dire “Hüsker Dü”? Ti ricordi.

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Come opporsi al fascismo nel metal estremo

UNA GUIDA DI BASE PER COMPAGNI/E E ANTIFA


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Molto spesso la scena black / extreme metal non è stata accogliente nei confronti delle persone nere o LGBTQIA.
Come tante persone a cui piace questo tipo di musica, vorrebbero gustarsi dei concerti black metal e far parte della scena, ma spesso non si sentono al sicuro data la presenza massiccia di razzisti a serate e festival.

La pesante presenza di razzisti nel black metal ha addirittura prodotto un sottogenere completamente nuovo ed autonomo: l’infame NSBM, o National Socialist Black Metal.

DOBBIAMO OPPORCI AL RAZZISMO IN OGNI FORMA, ASSICURARCI CHE LE PERSONE PERICOLOSE E LE LORO IDEOLOGIE DISGUSTOSE NON SIANO BENVENUTE E CHE IL METAL ACCOLGA OGNI TIPO DI PERSONA AD ECCEZIONE DI BIGOTTI, SESSISTI E PERSONE CHE DISCRIMINANO SULLA BASE DEL COLORE DELLA PELLE.

Questo libretto vuole essere un piccolo strumento nella lotta a questo opprimente problema.

Il boicottaggio è sempre stato una tattica rivoluzionaria; dobbiamo solo trovare il modo di utilizzarlo con efficacia.

Come prima cosa, e solo per semplicità, dobbiamo dividere il problema dell’NSBM in due parti: le band e le scene.

1) LE BAND

  • Band apertamente naziste come i Graveland, i Satanic Warmaster, i Peste Noire o anche altre meno famose devono essere intralciate e boicottate in ogni modo possibile.
  • Il boicottaggio deve altresì includere band non specificatamente naziste ma composte da fascisti.
    Molte band naziste degli anni ’90 sono astutamente mutate nel tempo e, per ragioni di marketing e politiche, si sono ripulite l’immagine lasciandosi alle spalle gli accessori più goffamente nazisti. I Nokturnal Mortum sono un ottimo esempio di questo processo: mentre loro si dichiarano pubblicamente “apolitici”, i loro membri sono tuttora palesemente militanti o simpatizzanti del neo-fascismo ucraino.
  • Non bisogna inoltre tollerare le band che condividono il palco con gruppi apertamente nazisti che, in barba alla gravità del razzismo, dichiarano di interessarsi solo della musica o altre stronzate simili completamente slegate dalla realtà materiale. Se sono così interessati alla musica, perché non rendono i propri concerti i più accoglienti possibile per tutti? Contrariamente all’adesione ad un’ideologia di odio – che è una scelta che si compie – le condizioni in cui si nasce, i tratti, l’etnia o l’orientamento sessuale non sono cose che si possono scegliere. Musicisti, per chi volete suonare?
1.1) RICERCA

  • Molti simboli collegati al nazismo sono presenti negli artwork: la loro presenza deve essere un campanello d’allarme.

    Il progetto “Hate on Display” fornisce un database consolidato di simboli razzisti e si trova a questo indirizzo
  • È molto probabile che qualcuno abbia già discusso online delle idee di una band o dei suoi membri. Queste informazioni sono facilmente reperibili.
1.2) BOICOTTAGGIO INDIVIDUALE

Bisogna smettere di nutrire i nazisti con i nostri soldi. Non vanno comprati album NSBM, merchandise, biglietti per i concerti “NS-friendly”. Nel caso si voglia comunque ascoltare queste band la loro musica può essere scaricata illegalmente, ma non pubblicizzata. A meno che ci si stia andando per picchettarli (come presentato nel punto 1.4 sottostante), non bisogna partecipare ai loro concerti.

1.3) BOICOTTAGGIO SOCIALE

Se ci organizziamo, siamo (ovviamente) più efficaci.

Fare terra bruciata attorno ai Nazisti.

  • Bisogna essere efficaci nell’utilizzo di tutte le connessioni che si hanno ed anche dei social network per fare pressione sulle band non naziste di modo che siano obbligate a prendere una posizione ed evitino di condividere il palco con i fascisti.
  • Si deve fare pressione anche sugli organizzatori dei concerti nazisti e su chi fornisce loro le strutture: devono essere messi a conoscenza di chi suonerà nei loro locali, di quali sono le posizioni delle band su anti-semitismo, razzismo e omofobia e di cosa hanno detto e fatto i loro membri negli anni.
1.4) Boicottaggio in strada

L’obiettivo è bloccare ed impedire lo svolgimento di un concerto.

Qualche esempio di azioni antifasciste efficaci:

  • appendere banner, volantini e manifesti nei pressi del posto del concerto nei giorni precedenti all’evento per esercitare maggiore pressione sull’organizzatore e sul proprietario del locale;
  • volantinare è sempre una buona opzione;
  • picchettare di fronte al luogo dell’evento è un’azione che può essere organizzata per il giorno del concerto – se si dispone di forze sufficienti da renderla sicura.

Queste tattiche sono quelle che presentano maggiori rischi: dovrebbero pertanto venire organizzate con cura e prendendo tutte le precauzioni che rendano la loro esecuzione sicura sia da un punto di vista fisico che legale.

2) LE SCENE

La scena del metal estremo

I posti nei quali vive la scena metal devono essere mantenuti liberi dai fascisti. Le persone ambigue devono venire smascherate; il confronto è necessario per difendersi e mantenere i propri spazi sicuri per chiunque voglia entrarvi e stare bene. Qualcuno indossa una maglia di Burzum? Chiediamogliene conto e decidiamo come muoverci. Non esiste una panacea: alcune persone devono solo essere messe a conoscenza della merda che supportano, altre devono venire semplicemente sbattute fuori.

È ormai chiaro che i fascisti non spariranno nel nulla da soli. Non si può più perdere tempo organizzando generici concerti black metal o festival che permettono tuttalpiù di passare una bella serata di musica.
I concerti che organizziamo o a cui partecipiamo devono essere sempre più connotati politicamente, chiaramente antifascisti e nel caso del black metal, esplicitamente contro l’nsbm.

Altre scene

Non bisogna rinchiudersi nella propria scena: connessioni prolifiche possono essere intessute “all’infuori” di essa. Le scene punk e hardcore sono probabilmente quelle più antifasciste e rivoluzionarie che esistano, alcuni di noi ne sono già membri attivi/e o hanno amici/he e compagni/e al loro interno.

Come antifascisti/e vanno sviluppate relazioni non settarie e basate sul mutuo appoggio con questi/e compagni/e e, dal momento che queste scene hanno una lunga e solida storia antifascista alle spalle, bisogna imparare cosa hanno già sviluppato nel tempo per mantenere le proprie scene sicure.

Se i loro partecipanti non sono a conoscenza di cosa sta accadendo nel metal estremo, o se hanno pregiudizi, vanno quindi condivise con loro informazioni e saperi riguardo il crescente senso di anti-razzismo che si sta sviluppando nella scena. Con il crescente allarmismo riguardo i migranti e l’aggravamento della crisi sociale, le posizioni politiche stanno a loro volta divenendo più definite: prendere una posizione antirazzista è diventato necessario per chiunque non voglia collaborare coi nazisti. L’aiuto di queste persone è necessario.

CHI NON PRENDE POSIZIONE CONTRO
STA COLLABORANDO

Il nostro obiettivo è quello di essere in grado, nel tempo, di assottigliare la distinzione tra le scene che condividono gli stessi valori: difendere la nostra musica, i nostri posti e i concerti dalla feccia fascista e, infine, sconfiggere il fascismo cacciando i razzisti dai concerti, dalle scene, dal mondo, dall’universo.


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G7-GUERRA PSICHICA A BOLOGNA

Solidarietà con tutt* i/le colpit* dalla repressione a Bologna

Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre.
– Marco Minniti sul dispositivo di sicurezza in vista del G7 ambiente

Nell’ultima settimana un enorme dispositivo poliziesco è stato impiegato a Bologna dal governo e dall’amministrazione cittadina per “garantire la sicurezza dei rappresentanti dell’ambiente” in visita per il G7 “ecologico”.
Impensabile camminare in centro senza avere addosso gli occhi di 1000 guardie, in ogni strada e in ogni bar, in centro e in periferia.
Negli ultimi giorni l’apparato securitario, la cui ampiezza era poco giustificabile rispetto alle proposte di lotta messe in atto dalla nostra parte, ha dovuto tirare su dei numeri che dimostrassero a chi lo comanda che ogni mezzo, uomo, euro speso, fossero giustificati. E ovviamente il suo bersaglio privilegiato è stato come sempre chi lotta per un mondo radicalmente diverso.
Molte compagne e molti compagni sono stat* colpit* da diversi procedimenti repressivi.
Si è cominciato venerdì, quando svariat* compagni e compagne in visita a Bologna sono stat* prelevat* in stazione centrale da sbirraglia in varie uniformi¹, per venire condotti in questura. Qui, dopo ore di attesa e disagio, hanno ricevuto un foglio di via della durata di 3 anni senza motivazioni oltre alla propria presenza in città durante i giorni del G7 sull’ambiente.
Sabato altri due fogli di via ad altri compagni romani trovati, ahiloro, a spasso fin troppo tranquilli in Bolognina.
Domenica mattina invece in 20 sono stati fermati e trattenuti in questura per tutta la giornata per motivi ancora poco chiari. Dieci tra loro hanno ricevuto ulteriori fogli di via da Bologna, mentre due sono stat* processat* stamattina per direttissima a causa dell’ipotetico furto di… una scala.
Forse l’amministrazione locale si preoccupa che, avendo distrutto a colpi di austerity l’illusione della mobilità sociale, qualcuno volesse tentare strade alternative per guadagnarsi un posto al sole?
Tranquilli, non ci accontentiamo dell’attico se possiamo dare l’assalto a cielo.

A tutt* coloro che hanno avuto la sfiga di incrociare i mascalzoni in divisa in questi giorni esprimiamo la più sincera solidarietà.

Collettivo scala mobile contro la fatica di arrampicarsi

¹ È stato interessante scoprire che Italo (o Trenitalia) ha probabilmente collaborato con le FdO mettendole al corrente della presenza di 3 compa di Roma sul treno. Questo è deducibile dal fatto che queste persone sono state aspettate precisamente sotto la carrozza in cui viaggiavano

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Dall’operaio massa all’OPRAIO sociale

Bello Figo, una chiave inglese sulla cultura della serietà – SWAG ANTIFA

Non mi sporco le mani
Perché sono già nero

Bello FiGo ft The GynoZz

La provocazione è sempre stata un tratto saliente dei movimenti rivoluzionari più effervescenti e spesso efficaci. Si pensi alla risata che seppellisce di anarchica memoria, agli zut di Radio Alice, all’arroganza tamarra di un proletario che durante un esproprio al supermercato getta a terra il pane e se ne va con lo champagne. Provocazione e tracotanza, quando collettivi, sono segni di una consapevolezza di potenza: potenza irrisoria che erompe dagli angusti argini del miserabilismo e della peggiore retorica poverista.

Il rapper parmigiano di origine ghanese Bello Figo, scanzonatamente antilavorista e derisorio del discorso fascista di difesa delle “nostre donne” e di stato sociale riservato agli italiani, esplicita un’attitudine che le/i rivoluzionari* dovrebbero essere pront* a rivendicare e difendere sempre e sotto qualsiasi forma si presenti.

“Dovrebbero” perché continuano spesso a legarsi coi lacci della seriosità, che evidentemente suppongono essere la sola strada materialmente efficace da percorrere verso una rivoluzione, futura, che non arriva mai e che non trova mai spazio nella costruzione di una quotidianità diversa e godibile. Senza, peraltro, avere riscontri empirici di tale supposizione.

La stessa autoimposizione castrante che porta molt* compagn* a distanziarsi da un Bello Figo, li porta poi a tentennare nel prendere posizione di fronte alle minacce che giungono a lui dalle crescenti forze neofasciste che sempre più spesso lo costringono a cancellare i suoi concerti.

Forze neofasciste che sappiamo bene non essere capaci solo di ciarlare via internet, ma anche di azioni materiali.

Si contano finora (al 24 gennaio) ben 3 concerti annullati da Bello Figo per via delle minacce ricevute dagli organizzatori degli eventi: Borgo Virgilio (Mantova), Legnano (Milano) e Brescia. L’ultima provocazione in ordine cronologico è un tazebao esposto a Roma da un gruppo neofascista (Azione Frontale) di fronte agli Ex Magazzini, locale di Testaccio che ospiterà (sempre che non salti) il concerto di bello figo il 4 febbraio. “Siamo pronti a picchettare gli ingressi” dicono i fascisti che sembrano compattarsi nell’odio verso il rapper di Parma e verso quello che Bello Figo rappresenta: la capacità di un ragazzo di smontare con i suoi testi la retorica di sinistra che vuole i migranti come dei poverini incapaci di autodeterminarsi e di desiderare una vita fuori dal capitalismo. Una retorica impotente che non preoccupa i padroni e i loro scagnozzi con la camicia nera.

Se i razzisti assumono una posizione chiara verso Bello Figo, non si può dire lo stesso delle compagne e dei compagni che affrontano quotidianamente la stessa violenza fascista. Eppure sembra contraddittorio che un movimento che ha fatto della lotta per la casa una sua rivendicazione centrale e aggregativa non prenda una posizione di piena apertura e solidarietà verso chi ha fatto di uno degli slogan della lotta per la casa “io no pago affito” il nome stesso del suo tour. Le costanti minacce da parte di gruppi neofascisti dovrebbero quantomeno far riflettere tutte e tutti le/gli antifascist* sulla posizione di Bello Figo nello scenario mediatico, culturale e politico italiano. Nonostante questo, parti di movimento sembrano incapaci di fare proprie le parole e le provocazioni di qualcuno che non sia stato creato a tavolino dai leaderini dei vari gruppi a margine di un’assemblea fiume di 12 ore.

Bello Figo, forse inconsapevolmente, indica un orizzonte in cui la cosiddetta “provocazione” può essere un’importante arma per i/le rivoluzionari/e.
Sabato 14 gennaio, a Milano, mentre l’antifascismo di maniera faceva una passeggiata per il centro per dichiarare che il fascismo è “incostituzionale, illegale, brutto&cattivo” un gruppo di ragazzini che piazzavano all’arco della pace si trovavano davanti l’odioso presidio di Forza Nuova.
La reazione? Dopo aver urlato ai camerati gli epiteti che più gli si confanno (“merde”) ci si mette a dabbare davanti a loro e a suonare a tutto volume “Io no pago afito”.

I fascisti esterrefatti, paralizzati dalla propria miseria e dalla spontaneità veramente rivoluzionaria di quei ragazzini e di una canzone che riporta tutto al suo archè, che non è altro che il desiderio.
Perché dobbiamo tornare a dire che è il desiderio quello a cui puntiamo, dobbiamo tornare a dire che noi non vogliamo pagare l’affito, che non vogliamo vivere una vita di merda fra le catene del lavoro, che vogliamo tutto e subito, e che ce lo prenderemo.
Bello Figo lo dice, forse scherza, probabilmente provoca, lo fa in forma spuria, eppure chi lo ascolta comincerà a desiderare una vita diversa da quella che ci viene venduta in cambio del nostro tempo vitale.
E noi cosa faremo? Continueremo a fare politica per mestiere? Continueremo a essere seri e compunti? Saremo, in ultima istanza, vecchi grigi e innocui?

Serve darsi una scrollata e prendere una posizione, lasciando andare ogni forzato giudizio discretivo e ogni posizione elitista, perché quella contro le pratiche dell’autoritarismo fascista non è solo la lotta di Bello Figo.
Questo vuole essere uno spunto.

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Hellworld

Traduzione dell’omonimo pezzo di Harper Ferry, pubblicato su Ultra.

Da qualche parte ai piedi boscosi delle delle North Cascades, un gruppetto di comunist* si raccolse per evocare i morti. Ero un* di loro, ma non sapevo di preciso cosa stessimo facendo. Ero vicino al piano della cucina che guardavo fuori, oltre il prato, fumavo erba con le/gli altr* e parlavamo di come e perché tutti amassimo Kanye. Ad un certo punto un paio di streghe (nostre amiche) si unirono a noi e ci spiegarono come raggiungere la strada di ghiaia per arrivare al fienile. Da quel momento, le nostre amiche si calarono nel ruolo di inespressive accolite. Portavano torce da giardino; ci condussero lungo un sentiero nel bosco che man mano diventava più scuro, facendo attenzione affinché evitassimo pozzanghere e doline. Ci guidarono oltre il piccolo ruscello che correva parallelo, sebbene molto più tranquillo, al fiume che si trovava 400 metri più in là, oltre il bosco. Eravamo entusiast*, solenni, e probabilmente più curios* che altro. Il soffitto di abeti di Douglas incombeva sopra di noi come un drappo nero gettato sulla testa di una persona rapita, come se il cielo non volesse che vedessimo il suo volto. Di tanto in tanto sentivamo un fruscio tra i cespugli che ci faceva sobbalzare.

È stata una settimana piovosa. La foschia del Northwest è ottima per la necromanzia e il black metal, ma la pioggia ha la capacità di inzuppare le buone vibrazioni rendendole pesanti e ombrose. L’anno scorso, quando campeggiammo qui, c’erano il sole e il fumo degli incendi boschivi poco distanti. Quest’anno abbiamo avuto pioggia e nebbia. La foresta in questa parte del paese sembra magica, ma la magia non è sempre invitante e bizzarra. Quando facemmo il rituale, era tragica e funesta. Nessuno ha mai detto che il mondo è qui per te. Non è nemmeno qui per sé stesso. È semplicemente qui.

Mentre mi facevo strada con attenzione nel fango, la foresta minacciosa continuava a riempirmi di spavento. L’unico pensiero che avevo fisso in testa durante la solenne marcia era come la gente al campeggio avesse cominciato ad utilizzare il nomignolo “Hellworld” per descrivere tutta la merda che fa schifo nella vita. Qualcun* l’aveva utilizzato una volta e da lì aveva cominciato a propagarsi. Lo cacciavamo in ogni frase possibile perché riuniva i nostri problemi in un unico e coerente pantano. Hellworld era gli sbirri. Era il lavoro. Era la rampante e annichilente impossibilità di avere gioia sulla terra. Hellworld è la vita di ogni giorno.

La mia amica Emily s’è tolta la vita quest’anno. È stata una cosa grossa. Non posso dire che io e lei fossimo particolarmente intim* (anche se passavamo molto tempo insieme) ma la sua dipartita da questo reame è stata una catastrofe per chi di noi le è sopravvissut*. Penso sia semplicemente così. Ognun* è a lutto, le nostre reti affettive sono a loro volta a lutto, e nessun* riesce a far quadrare la propria vita. Hai mai provato a toccare il fondo mentre stavi nuotando per accorgerti solo in quel momento che l’acqua era più profonda di quello che pensassi? L’acqua che ti invade il naso e la bocca mentre cerchi di respirare: quello è Hellworld.

Finalmente arrivammo esitanti ed un poco impauriti al sito del rituale. Era un piccolo spiazzo con una sorta di altare nel mezzo: lo scheletro di una piccola canoa rovesciata, sospesa in aria grazie a due treppiedi di legno grezzo. Tra i treppiedi, piccole pietre bianche erano legate allo scheletro della barca, dando l’impressione di essere pioggia, o per lo meno delle luci di natale della forma di ghiaccioli pendenti. Alla base di ciò si trovava una piccola pila di pietre grezze e larghe (tradizionalmente conosciute col nome di tumulo, se la mia memoria di pessimi romanzi fantasy è corretta). Gli organizzatori del rituale uscirono quindi presentandosi a noi e accesero altre torce da giardino e quelle che credo fossero centinaia di quelle piccole candele da tè che i maestri di arte delle scuole elementari adorano.

Qualcosa nell’atmosfera mi aveva già res* uno straccio. La teatralità mi aveva colpito, forse, o c’era troppo ozono nell’aria. Mi sentivo terrorizzat* per ragioni che non riuscivo a identificare. Le/gli organizzator*, o, come li/le chiamerò da qui in avanti, “la Commissione delle Streghe”, cominciarono con una breve spiegazione di ciò che intedevano per «rituale».

Per come l’avevo capita, la questione era contattare i/le nostr* amic* cadut*, così come coloro che sono mort* senza che noi nemmeno le/li avessimo conosciut*: vittime di tratta degli schiavi, enclosures, polizia, povertà, abusi, omicidi – affinché potessimo aggiungere la loro forza alla nostra. Tutt* insieme, le/i nostr* amic* mort* rappresentano una continuità nella storia di Hellworld, il suo peso che incoscientemente spinge i corpi nella sporcizia come fatto necessario alla sua stessa esistenza. Il fiume Stige, che attraversa l’Inferno, è composto da tutti i sorsi che ci siamo versat* in onore delle/dei nostr* compagn*. Al di là di certi dibattiti fattuali riguardo allo stato corrente dei morti, con quali migliori alleati potremmo sperare di allearci contro il mondo?

Non è così sorprendente quando rifletti sul fatto che comunist* e anarchic* potrebbero avere una relazione piuttosto ravvicinata con i morti – non solo per il fatto che spendono un sacco di tempo leggendo e discutendo il lavoro teoretico di persone morte. Dopo tutto, alla base del comunismo c’è un profondo disadattamento a Hellworld. Tutt* conosciamo persone morte, è un fatto della vita, ma se combini questo all’abitudine a frequentare sottoculture incestuose e frustrate, nonché un background esistenziale in gruppi che trovano la vita in Hellworld più dura di qualsiasi altro, i corpi sfortunatamente cominciano ad ammassarsi (la lista comincia ad allungarsi?). Come disse il comunista tedesco Eugen Leviné alla corte che lo mandò a morire di fronte al plotone d’esecuzione: “noi comunisti siamo persone morte in congedo“. È vero per tutt*, ovviamente, ma forse è specialmente vero per coloro tra noi la cui esistenza potrebbe un giorno minacciare il tranquillo scorrere del capitale.

Dopo la parte più coreografica del rituale, che incluse poesia e teatro, le/gli spettatrici/ori furono incoraggiat* a chiamare specifiche persone morte che desideravano invitare all’interno di quello spazio. La gente parlò di genitori e nonn*, amic*, vittime di omicidi di polizia, mariti, fidanzati e bigotti, autori/autrici d’impatto, personaggi prominenti dei movimenti sociali, ecc. Per quanto mi riguarda, riuscii a pensare solo ad Emily.

Emily si tolse la vita per sfuggire a Hellworld. Cosa significherebbe chiamarla indietro, in qualsivoglia forma ci si possa aspettare che una morta ritorni? Specificatamente, il suo ultimo desiderio fu di essere morta. Chi sono io per desiderarla viva? Di maledirla con la rinascita quando la nascita le fu così ostile?

Scommetto che Lazzaro si incazzò parecchio con Gesù. Morire, sfuggire a Hellworld e andar dritto in Paradiso per poi essere chiamato indietro in qualche tomba ammuffita tre giorni dopo dal suo amico, il borioso figlio del falegname? Nah. Non potevo provare a far quello ad Emily. Mi ha fatto pensare a quella frase di Cioran: “aver commesso ogni peccato tranne quello di esser padre”. Con questo in mente, decisi invece di aderire alla cerimonia magica chiamandovi il mio defunto padre. Quello sfaticato non fece granché per me in vita, per cui non mi preoccupai troppo a chiedergli qualche stronzata dall’aldilà. Ancora una volta, però, mio padre fallì nel materializzarsi in qualche modo significativo. Questo, più di qualsiasi altra cosa, esemplificò le mie sensazioni non solo rispetto al rituale, ma ai morti in generale.

Non sono esattamente un* non-credente rispetto al mondo della magia, ma lo sono rispetto alle sue pratiche in generale. Sono interessat* alla magia che è profondamente inumana, che destituisce l’essere umano dalla possibilità di imporre il suo dominio sul mondo e sulle energie che lo muovono, una magia oscura che è difficile da utilizzare in quanto si manifesta in modalità che sono impossibili da conoscere. I morti, penso, ricadono nella categoria dell’inconoscibile e sicuramente si rifiutano di essere imbrigliati.

I miei morti sono morti. Per me questo è il punto, più o meno. Non sono semplicemente a lutto per Emily. Piango qualsiasi realtà concepibile che non l’avrebbe portata a scegliere di non-esistere. Piango un mondo che offra possibilità che siano meno distruttive dell’essere obbligat* a lavorare solo per avere del cibo di cui nutrirsi ed un posto in cui vivere. Quello sarebbe un mondo in cui Emily avrebbe potuto sopravvivere. Sarebbe un mondo in cui io potrei sopravvivere. Invece, eccomi qui, mezzo-mort* a chiedere ai morti di essere mezzo-vivi.

Tutto sommato, sembra che globalmente le sedicenti streghe cosmopolite di oggi basino le proprie pratiche sia sulle calunnie dei cacciatori di streghe che sulle ricostruzioni storiche dei rituali e delle pratiche magiche. Per molt* la reviviscenza (molto trendy) della stregoneria è principalmente un movimento estetico che riproduce l’immaginario delle streghe più per tentare di incarnare audacemente un tabù che come mezzo per dispiegare un potere personale nel mondo. Affinché non ci si emozioni troppo rispetto al carattere evidentemente antisociale di questa evoluzione, Hostis ci ricorda che

La scomparsa di figure sante non significa che i racconti morali siano spariti. La virtù oggi appare negativamente; la malvagità viene esposta agli spettatori di modo che ‘facciano le proprie scelte.’ Questo funziona raramente, però, dal momento che il postmodernismo si fa beffe della “disruption” – non esiste molto che sia tuttora sconvolgente. I ragazzi delle confraternite apprezzano sia American Psycho che Fight Club a seconda del loro umore. Ci sono parecchi broker finanziari che leggono Bukowski come parecchi analisti della Difesa non si perderebbero un episodio di ‘Girls’ la domenica sera. Questo conferma un sospetto che molt* hanno avuto rispetto alla potenzialità radicale delle politiche culturali, ossessionate come sono dalla propria maginalità: più che condannare la cattiveria, la rappresentazione della trasgressione oggi finisce col renderla triviale.

Da un punto di vista prettamente storico, è interessante notare come la caccia alle streghe intrapresa dagli europei sia coincisa con l’affermazione e l’istituzionalizzazione di una visione del mondo che stabilisce l’umanità come una testa che esercita la propria volontà sul corpo altamente meccanizzato del mondo, affidabile e responsabile. Sopra di loro c’era solo Dio, e cos’era costui nella loro mente se non una proiezione di umanità su quanto di inspiegabile c’era nel mondo? Le streghe, per come vennero narrate dai loro assassini, potevano esistere solamente all’interno di una filosofia che sostenesse che gli individui siano capaci di incidere nella realtà tramite la completa applicazione di una volontà disincarnata. Questa filosofia costituisce un approccio alla magia che io chiamo l’Arcano. La magia arcana opera come estensione di chi la pratichi, avendo effetto nel mondo attraverso mezzi non riconoscibili per raggiungere uno specifico obiettivo. Dal momento che le pratiche dell’Arcano dipendono da un esercizio di volontà cosciente, faranno quindi affidamento ad un’idea umanistica che privilegi la coscienza sopra a tutto il resto.

L’animismo è un ottimo esempio di campo di pensiero in cui generalmente la nozione arcana di magia prevale dove una più fedelmente oscura concezione sarebbe più coinvolgente. Che quanto è non-umano (o non-senziente) si muova ed abbia una specie di vita (o volontà) propria è certamente un pensiero interessante, ed è complementare alla prospettiva di un mondo che non solo non ha bisogno di noi o non ci vuole, ma che banalmente è differente da noi al punto tale che la Volontà degli oggetti è, generalmente, inconoscibile per noi al di là di una generica comprensione delle forze che li muovono. Una pratica magica veramente oscura farebbe bene a concepire un mondo il più possibile incosciente. Come se fosse un esercizio di estinzione.

Più che agire nel mondo con quello che abbiamo di fronte, richiamiamo extraplanarmente una qualche qualità sconosciuta, sperando che ci possa venire in aiuto. In questo caso, la necromanzia – la scuola di magia dedicata allo sfruttamento dei morti – è più che un’intelligente analogia con la politica. È un effettivo dispiegamento pratico delle politiche di sinistra rispetto al mondo dei morti.

Il predisporre corpi e spiriti verso un conflitto tramite l’esortazione da parte di una rappresentanza auto-selezionata è l’obiettivo di ognuna di quelle anime tristi che vediamo imbracciare un cartello nelle strade. Sia che questo dica: “PENTITI O AFFRONTA IL GIUDIZIO” o che esclami: “RIVOLUZIONE ORA!”, la filosofia operativa è composta essenzialmente dalla stessa chiamata ai morti perché si sveglino.

Forse il vecchio socialista che vediamo urlare slogan e rifilare giornali stucchevoli vive in quell’angolo di strada. Chi lo sa? E chissenefrega? Se fosse così non sarebbe che un altro corpo che schiviamo gentilmente mentre ci rechiamo a lavoro. Un giorno sì ed uno no, lui o qualche altr* ferrovecchio è lì a sventolare giornali chiamando perfett* sconosciut* “compagno/a”, e diffondendo la buona novella. Probabilmente comprerei il giornale di tanto in tanto se sapessi che questa persona è lì per i soldi, ma non sopporto l’idea di offrire una qualsiasi forma di validazione alle sue fantasie auto-esaltanti. Voglio piuttosto che si scoraggi e molli tutto, per essere non solo insoddisfatto della vita, ma anche dei metodi con cui ci fa i conti. Se cerchi aiuto e compagnia urlando nel vuoto, solo il vuoto risponderà. La politica è la necromanzia dell’Hellworld quotidiano.

Quando il rituale finì ed ognun* si stava asciugando le lacrime prima di mettersi in cammino per lasciare il bosco, rimasi ancora un minuto. Mettendomi in ginocchio sulla terra umida, esaminai l’anello di candele che formava il cerchio attraverso il quale credo dovesse avvenire l’evocazione degli spiriti. Scelsi una candela, la chiamai Emily, e spezzai il cerchio spegnendola con un soffio, perché questo è quello che per me è Emily ora. Emily è precisamente non-Emily, la particolare assenza di Emily. Emily è solo un nome che potrei dare alla mia amarezza. Questo è quello che Hellworld è: la sensazione che qualcun* sia assente da una funzione finché realizzi che è solo mort*. È l’inversione di qualsiasi cosa che so essere buona nel mondo. Un* dei membri della Commissione delle Streghe si accorse che ero abbastanza pres* male. Mi mise la sua mano sulla schiena e mi disse che mi avrebbe riportato al campeggio.

Non mi ritengo ate* rispetto alla magia. I rituali possono essere significativi e potenti. Il cerchio magico ha i suoi limiti, però, e piuttosto che le anime dei/delle nostr* amat* credo che quella volta invocammo la catarsi: una che potessimo provare a condividere. Quello che invocammo fu un altro giorno preso in prestito al nostro terrificante futuro. Qualsiasi cosa mi aiuti a superare una giornata è abbastanza buona per me. Quello a cui sono veramente interessat* è saccheggiare quanto mi sia mai piaciuto e spellare vivi i ragazzini ricchi di Instagram, ma mi occorrerà qualche giorno in più per riuscire a fare accadere queste cose. Sono felice che la Commissione delle Streghe mi abbia potuto dare qualcosa, almeno.

Quando Hellworld si prende qualcun* di noi, e riusciamo ad accettarne la morte, questo sintetizza il problema essenziale di cosa sia la vita per noi qui e ora. Se Hellworld, o il capitalismo, o qualsiasi nome gli si voglia dare, è la morte di quello che ci piace, allora bisogna uccidere Hellworld. Dobbiamo ribaltare il mondo, caverne la gioia e frantumare tutto quello che rimane. Elaboriamo una magia che ci permetta di fare questo.

Harper Ferry

 

Emily Smalls
RIP Emily Smalls
Hesh Paul
RIP Hesh Paul
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